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Dibattito n°1: FEDE E LAICITA’

scritto il 15 gennaio 2010 da Rava

Cominciamo con un argomento tosto!

Ispirandomi alle numerose vicende d’attualità, che hanno portato alla ribalta il non semplice rapporto fede/laicità, vi propongo spunti di riflessioni che ho raccolto sul tema. O meglio, focalizzandomi prevalentemente sul dibattito, tutt’ora aperto, della legittimità o meno dei crocifissi nelle scuole, porto alla vostra attenzione diversi pensieri, che sono non direttamente inerenti alla questione, ma che vi sono connessi in senso più ampio.

Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri). (Immanuel Kant¹)

Nelle circostanze attuali, richiamando il valore che hanno per la vita, non solo privata ma anche pubblica, alcuni fondamentali principi etici, radicati nella grande eredità cristiana dell’Europa e in particolare dell’Italia, [la Chiesa] non commette alcuna violazione della laicità dello Stato, ma contribuisce piuttosto a garantire e promuovere la dignità della persona e il bene comune della società”. La Chiesa è ben consapevole che alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra “ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio”, cioè tra lo Stato e la Chiesa, ossia l’autonomia delle realtà temporali. A sua volta, [però] una sana laicità dello Stato comporta senza dubbio che le realtà temporali si reggano secondo norme loro proprie, alle quali appartengono però anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell’essenza stessa dell’uomo e pertanto rinviano in ultima analisi al Creatore”. (Benedetto XVI²)

Laicità, di per sé, è un senso etico, credo. È una regola non scritta che ti tiene insieme, è un codice, che viene prima del genuflettersi verso l’Oriente o del farsi il segno della croce. Se tu avessi quello, non importa se ti genufletti verso Oriente o ti fai il segno della croce; ma se tu hai solo il segno della croce o solo il genufletterti, lì è un problema. La laicità non è soltanto sapere che risposte dare ai casi di coscienza; è identità, è qualcosa che si è sedimentato nel tempo, e se ne parliamo è perché non riusciamo a definirla, a trovarla. L’angelo, il diavolo ti tirano come vuoi: chi è che non crede più agli angeli custodi? Tutti. È comodo credere agli angeli custodi: sono epifenomeni della religione non molto diversi dalle veline, gli angeli custodi. È tutto pret-à-porter. (Marco Paolini³)

intro_attualità_laicità

Evidentemente queste poche parole non esauriscono la vastità di questo annoso dibattito; nonostante ciò ritengo possano essere un buon punto di partenza per il nostro confronto.

Quale deve essere il rapporto fra laicità e libertà religiosa? Quanto il radicamento della fede cristiana nel nostro paese può influire sulla questione? E’ lecito disconoscere la nostra identità antropologica e religiosa a pro di un cavouriano “libero stato”? Dove sta la sottile linea rossa che interpassa fra religione cattolica, religioni minoritarie e ateismo? Quale può essere il compromesso?

Cosa cerchiamo oggi veramente?

Difesa sincera del nostro credo? Ecumenismo? Salvaguardia del “non credere” o del “credere diversamente”? Tutela della nostra identità patriottica? Multiculturalità?

A voi la parola.

Per calare il problema  nella realtà vi invito a leggere questo articolo: http://test.bergamonews.it/politica/articolo.php?id=20954

Stefano Ravasio

_____________________________________________

Aggiornamento: accolgo il suggerimento di Matteo riguardo la doverosa contestualizzazione delle citazioni di cui sopra.

1. Immanuel Kant – Sopra il detto comune: “questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica” (1793): “La libertà dell’individuo in quanto uomo. Io esprimo il suo principio per la costituzione di un corpo comune nella formula seguente: ”Nessuno mi può costringere ad essere felice….”
2. Benedetto XVI – Discorso in occasione dell’assemblea generale della Cei del maggio 2006: “La sollecitudine che vi anima nei riguardi del bene dell’Italia…”
3. Marco Paolini (attore e regista italiano) – Monologo “Viviamo di schegge” (http://www.youtube.com/watch?v=nfFSSpceOyY)


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5 commenti

  1. Cape scrive:

    premettendo che chi lascia questo commento non crede…
    Bisogna secondo me considerare il fatto che l’introduzione di questo simbolo cristiano avviene con una legge degli anni venti istituita da un certo Benito Andrea Amilcare Mussolini, legge tra l’altro minore, e nella stessa viene trattata al pari di un decoro da stanza…
    quindi non si può parlare di tradizione italiana di questo simbolo visto che non è nemmeno 100 anni che è stato istituito.
    Vero è anche che la costituzione italiana tutela la libertà religiosa ed ogni sua forma espressiva a patto che non leda le leggi dello stato sovrano(Italia).
    Ed il crocefisso può essere considerato come forma di espressione del cattolicesimo.
    Il problema è che essendo arrivati al punto in cui siamo nel 2010, nel nostro paese, visto la molteplicità di etnie e religioni, non è più considerata la religione crisiano cattolica come religione di stato, e questo difatto toglie anche quei piccoli vantaggi che prima poteva avere.
    A questo punto, sapendo che è un dibattito religioso e non politico, e sapendo che le mie particolari idee politiche non sono condivise da molti, mi sorge spontanea una domanda : se il pensiero della lega fosse stato attuato anni fa, ora ci troveremmo in questa situazione???
    (non è una provocazione nè un insulto verso nessuno, è una semplice domanda)

    scritto il 16 gennaio 2010 alle 12:47

  2. matteo scrive:

    Bhe, direi che il tema scelto per la prima discussione è certamente attuale, piuttosto ampio, e molto impegnativo. Mi trovo in difficoltà a far riferimento ai tre spunti (peraltro molto pertinenti) che sono stati scelti, sia perchè occorrerebbe contestualizzare le affermazioni rispetto al pensiero dei tre autori, per non rischiare di travisarle, sia perchè entra in gioco un sistema di valori personali che è difficile riassumere in poche righe. Detto questo, mi sento di esprimere apprezzamento verso l’autore della discussione per la competenza e la profondità con cui sono stati esposti dubbi anche di carattere esistenziale (“cosa cerchiamo oggi veramente?”), ma devo ammettere la mia inadeguatezza a sintetizzare qui qualche risposta ben ragionata. Suggerisco che per favorire una discussione in questo spazio e per mantenerla alla portata di tutti sarebbe meglio partire dalle proprie riflessioni personali, ricorrendo alle citazioni solo in caso ce ne siano di provocatorie, brevi e radicali. E, meglio ancora, per evitare fraintendimenti, invito caldamente a leggere che cosa si intende e per laicità su http://it.wikipedia.org/wiki/Laicità , dove c’è un interessantissimo approfondimento sul tema. Si scoprirà così che il significato originario di “laico” corrisponde semplicemente a “non ordinato prete”, e sarà più chiara la differenza tra laicità e laicismo.

    Non è comunque mia abitudine defilarmi dai dibattiti, ma per le ragioni già citate e per motivi di tempo, mi limito a osservare, trascurando gli spunti proposti, e semplificando molto, che nell’uso comune fede e laicità sono termini che rimandano l’uno alla sfera religiosa, che investe quindi in modo disuniforme le persone a causa delle diversa sensibilità di ciascuno, e l’altro a quella della convivenza civile, che si stabilisce per sua natura solo se regolata da diritti e doveri uguali per tutti. Io concepisco la fede come un dono, e mi rendo conto che chi ne ha fatto la scoperta ha il desiderio di condividerne la gioia con gli altri, ma invito a considerare tutte le implicazioni che ciò avrebbe se sfociasse in leggi e norme capziose e ideologiche. A mio avviso, la laicità è l’unico modo per prendere decisioni fondate sulla ragione e non su istinti, ideologie o paure, ed è l’unica via possibile per regolamentare il vivere in una società eterogenea e multiculturale quale quella moderna. Anche se questo significasse rimuovere da un edificio pubblico ciò nell’ordinamento scolastico, e purtroppo non solo lì, si era guadagnato un mero ruolo ornamentale. Perchè – e lo capiscano quelli che si attaccano ai crocefissi pur di guadagnare qualche voto facendo leva su un populistico senso di moralità che poco ha a che spartire con la fede – qui è in gioco la tenuta delle nostre democrazie occidentali, fondate sullo stato di diritto e sulla separazione dei poteri. “A Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio”, per l’appunto.

    scritto il 17 gennaio 2010 alle 01:39

  3. Rava scrive:

    Sono consapevole delle difficoltà sul tema, ma credo che, già elencando le proprie difficoltà a parlarne, hai aperto un “dibattito”.
    L’uso di citazioni è stato volutamente scelto per non incorrere in un articolo “schierato”, soggettivo. Credo sia invece necessario offrire ai lettori un tema presentato in maniera il più imparziale possibile, anche se le difficoltà nel farlo sono evidenti.
    Grazie per l’apprezzamento. :D

    scritto il 17 gennaio 2010 alle 09:29

  4. matteo scrive:

    lo dicevo io che come tema mi pareva un po’ impegnativo… ;)

    sarebbe comunque bello leggere il parere di altri…

    …ad esempio, uno a caso: Mirko ci leggi? dai non fare il prezioso!!

    scritto il 23 gennaio 2010 alle 13:09

  5. Rava scrive:

    Onestamente pensavo che l’argomento potesse suscitare un dibattito anche abbastanza acceso, sulla scia di quelle milioni di parole che si sentono in televisione o si leggono sui giornali. E invece…
    In effetti il punto della situazione non è così facilmente identificabile. Per rifletterci, mi libero dallo schema dell’articolo, che mi chiedeva obiettività, per trovare un punto di partenza personale.

    Solitamente per comprendere qualsivoglia problema non prescindo dalla storia che lo ha provocato e in questo caso, più di altri, il retaggio del passato è quanto ma preminente.
    La nostra terra è indissolubilmente legata alla cristianità e ai suoi valori. Per secoli sono stati insegnati, tramandati, difesi. Non è solo la nostra formazione che è permeata da questo substrato, ma, in senso figurato, la nostra aria ne è impregnata. Spesse volte chi si dichiara non credente, si è scontrato prima con questa realtà, ha respirato proprio quest’aria e ne ha concluso una scelta.

    I Patti Lateranensi sono un compromesso che l’autorità di potere ha “dovuto” sottoscrivere per aprirsi ad una, così chiamata, modernità. Una modernità giusta che difende i diritti di tutti. Una modernità che difende l’uguaglianza e le pari opportunità. Ma il rischio è di portare questo all’estremo opposto. La nostra modernità significa ricalcare le orme della “cattolicissima” Spagna che alla Chiesa ha saputo dire “fatti i fatti tuoi”? O quelle della Francia dove il clima sul tema è così teso, che per lo scorso viaggio del Papa oltralpe si temevano scontri e indifferenza? Quello che dobbiamo chiederci è se troppa permissività non livelli troppo la nostra identità. Identità di popolo, ma soprattutto di persone.

    Tutto è messo in dubbio, in crisi, noi giovani ci disinteressiamo di quello che succede fuori casa nostra. Sentiamo parlare tanto e forse per reazione, non parliamo proprio più. Si impara a passar sopra, a rimandare il pensiero, a demandare il giudizio ai pochi che si mettono in piazza. Non credo che, dopo queste parole, sia più un problema di Crocifisso o no, ma di coscienza collettiva e di coscienza individuale.

    Ecco quale è il senso dell’articolo….ma noi, come vogliamo che finisca?

    p.s. thanks Matteo per il link! ;)

    scritto il 26 gennaio 2010 alle 14:49

Commenti

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