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May 2012
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Archivio della categoria ‘Attualità’

Quando il mondo da un calcio alla povertà..

scritto il 4 marzo 2010 da Simone - 1 commento

Premessa: Sono un amante del buon calcio e della nostra nazionale che cercherà di riconquistare la coppa del mondo dopo la gioia di ormai 4 anni fa a Berlino quando i nostri azzurri capitanati da Cannavaro trionfarono in pieno caos calciopoli…non è quindi un disprezzo per questo fantastico sport.

A Città del Capo , negli ultimi mesi, sono stati espulse almeno ventimila persone dalle loro case per essere spostate di forza in casette costruite tra l’aeroporto e la città. Ma questo , la propaganda per i mondiali di calcio 2010 in Sud Africa non lo dice. È anche così che le autorità sudafricane si preparano a ospitare i mondiali in programma tra giugno e luglio. Nell’immaginario italiano il Sud Africa è noto per due cose: l’African national congress (Anc) il partito-Stato di Nelson Mandela, e i campionati del mondo 2010. Mandela e il suo partito fanno venire in mente momenti gloriosi di speranza e di liberazione, di lotta e di sacrificio. I mondiali di calcio, invece, fanno venire in mente un’ immagine di Africa che ce l’ ha fatta, che finalmente ha raggiunto standard occidentali.

Purtroppo non è così:L’Anc ha ormai rivelato la sua natura antidemocratica, per non parlare delle cifre paurose:secondo il portale “Agorà” de “Ilsole24ore” in Africa,con la crisi economica, sono aumentate di altri 27 milioni le persone POVERE quelle che di arrivare alla fine del mese non sanno cosa sia , perché la vita la conquistano ogni giorno tra le sofferenze,la violenza,ecc..I campionati del mondo, al contrario, sono un “mito” più difficile da smontare.

Quello di cui non si parla, in Italia come in Sud Africa e in altri paesi, è l’impatto che questo grande evento avrà sulla popolazione e soprattutto sui poveri. In passato i mondiali di calcio come le Olimpiadi hanno sempre lasciato enormi debiti da pagare e strutture quasi inutilizzabili. (La città di Montreal, ad esempio, ha impiegato circa trent’anni per ripagare il debito contratto in occasione delle Olimpiadi.) Che cosa succederà in Sud Africa? Certamente, quello che il campionato del mondo non farà sarà ridurre le enormi disuguaglianze che il liberismo ha prodotto sul suolo africano, né eliminerà le guerre.

Qualche mese fa un derby tra due formazioni locali di Durban ha inaugurato ufficialmente il nuovo stadio Moses Mabhida, un’imponente opera architettonica, considerata uno dei migliori e più affascinanti impianti sportivi al mondo.

Con più di settantamila posti a sedere  e un campo di erba verdissima importata dagli Stati Uniti,inoltre il “Moses Mabhida” sfoggia un arco panoramico a centodieci metri d’altezza. L’opera è costata 280 milioni di euro, e sorge a poche centinaia di metri dal “vecchio” stadio di Durban.

In Sudafrica la gente comune chiama queste “opere” creazioni dal costo spropositato e dalla dubbia utilità: la certezza è che dopo luglio 2010 gli stadi di Durban, Città del Capo , Johannesburg e altre città giaceranno inutilizzati e continueranno ad assorbire ingenti quantità di denaro per la manutenzione, sottraendolo ai programmi sociali per i più poveri….

La vera domanda allora è se un evento sportivo ed economico come i mondiali di calcio 2010 porterà benefici reali alla popolazione sudafricana, a quei milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà o che costruiscono la propria baracca che priva di ogni dignità umana viene relegata ai margini delle città. Naturalmente, la propaganda del governo e della Fifa, la Federazione internazionale delle associazioni di calcio, descrive la coppa del mondo come un’occasione unica per il paese. Una delle illusioni più frequenti riguarda l’aumento dell’occupazione: l’evento dovrebbe aiutare quel 31 per cento di disoccupati (dato ufficiale della F.A.O. fine anno 2009) a trovare un lavoro. Teoria già sfumata: le assunzioni, nella maggior parte dei casi, sono state a brevissimo termine, lavori estremamente precari senza alcuna prospettiva di un impiego duraturo.

Solo a Durban, migliaia di operai edili e lavoratori delle costruzioni hanno già perso il lavoro dopo il completamento del nuovo stadio e in tutto il paese saranno decine di migliaia quelli che riceveranno come regalo del nuovo anno un licenziamento.

Al di là della propaganda, dunque, per i cittadini più poveri del Sud Africa la Coppa del mondo comporterà  conseguenze drammatiche. Per citare solo alcuni esempi, negli ultimi anni a Durban migliaia di venditori di strada sono stati cacciati dai mercati in cui operavano da anni, per fare spazio ai venditori ufficiali associati alla Fifa e per costruire nuovi parcheggi. A Città del Capo  e Johannesburg le zone intorno agli impianti sportivi sono state ripulite da senza tetto e baracche. La situazione non è migliore fuori dalle città: Secondo alcuni piani, diecimila famiglie perderebbero le case, i campi, i villaggi e il bestiame, per fare spazio a parchi a tema e hotel in una zona grande sedicimila ettari. Inoltre quattro cliniche pubbliche e trenta scuole verranno abbattute per costruire le strutture.
Il tutto, naturalmente, per attirare i turisti in vista per il prossimo giugno. La logica del governo, per ripulire le città e ripianificare, è creare campi da transito dove poter ospitare, loro dicono momentaneamente, finché non saranno pronte le case, i poveri.

Ma cosa ne sarà veramente di questa popolazione perseguitata da generazioni per la mancanza di cibo,diritti,libertà…?

Il progetto per una vita dignitosa quando si aprirà???Quando potranno dire di essere ESSERI UMANI come tutti gli altri?

Anche la Fifa (Federazione Internazionale del Calcio)organo operativo che da sempre si occupa del mondiale , riuscirà a fare qualcosa??

Sono tutte domande che purtroppo non troveranno mai  risposta…Il nostro compito resterà la vicinanza e la solidarietà verso questi popoli martoriati.

Simone Gamba

P.S:I dati sopracitati sono stati ufficialmente emessi dalla FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura) nel dicembre del 2009;

Le testimonianze riguardo i lavori pre-mondiale sono tratte da un reportage di Francesco Gastaldon e Filippo Mondini ,  da anni attivi a descrivere le realtà africane.

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Privacy e body scanner

scritto il 21 febbraio 2010 da matteo - 4 commenti

Esiste il diritto alla riservatezza? La domanda non è retorica, anzi, c’è da chiedersi davvero che senso abbia parlare di privacy quando abbiamo satelliti che ci fotografano dall’alto, webcam in vari punti delle nostre città, quando i pagamenti sono elettronici e tracciabili, quando il nostro computer è pieno di tracking cookie, quando le nostre telefonate sono tabulate nei database degli operatori, quando il nostro portafogli è pieno di carte fedeltà che ci assicurano  grandi sconti in cambio di un piccolo assenso a utilizzare i nostri dati personali… Si è spesso più che generosi nel concedere le proprie informazioni personali a terzi… tanto in genere non costa nulla, e qualche volta se ne ricava qualche vantaggio concreto, ad esempio un risparmio sulla spesa al supermercato.

Devono esser state considerazioni di questo tipo a far sì che qualche giornalista si sia permesso di tacciare di ipocrisia chi osi anche solo immaginare potenziali problemi di privacy dietro all’installazione dei body scanner negli aeroporti. In fondo, che problema c’è a lasciarci guardare sotto i vestiti? Sì, forse è un po’ meno cool che lasciarci osservare dagli altri quando si interagisce nel proprio social network preferito, perché bhe…su facebook in effetti alcune cose non le si pubblicano, ma alla fine di là c’è in ballo la Sicurezza collettiva, no?

big-brother-2009

E però, forse, a qualcuno sorgerà il dubbio che la paventata Sicurezza non sia poi così garantita nemmeno con i body scanner…basti pensare ai sempre più frequenti casi di spacciatori di droga che la ingoiano in ovuli, a motivo dei quali non pare così assurdo ipotizzare che chi è disposto a farsi saltare su un aereo potrebbe non porsi troppi problemi a nascondere non più sotto i vestiti, ma dentro il proprio corpo, qualche esplosivo. Perché, e forse i media non lo hanno sottolineato molto, alla fine i body scanner rileveranno principalmente che cosa si nasconde tra i vestiti e la nostra pelle, o al massimo l’installazione di qualche protesi. (Si veda ad esempio qui )

Occorre valutare poi quanto l’esposizione ai raggi X ogni volta che si prende un aereo sia salutare. O meglio, come i bene informati sapranno, il nostro ministro della salute ci tiene a far sapere che da noi non si useranno scanner a raggi X : non sia mai che a qualcuno venga l’idea di associare quegli scanner alle radiografie che si fanno in ospedale, e che nasca quindi il dubbio che un’eccessiva esposizione a queste radiazioni sia dannosa. Da noi, invece, si useranno scanner a onde millimetriche. Sì, le chiamano “millimetriche”, con un nome che rimanda all’idea di corto e piccino. Forse, se qualche giornalista non si limitasse a ripubblicare le notizie di agenzia, ma osasse invece dire che una lunghezza d’onda dei millimetri corrisponde a centinaia di Giga Hertz, e che dunque le onde millimetriche sono delle vere microonde, e per giunta microonde ad alta energia, i lettori avrebbero qualche dubbio in più …Che poi ora, in assenza di studi specifici, non sembrino dannose, non appare troppo rassicurante, soprattutto se si pensa che una persona che viaggia per lavoro potrebbe essere costretta a passare frequentemente sotto un body scanner, e che comunque ci passerebbero anche bambini di ogni età.

Pur accantonando la questione etica sulla privacy e quella biologica sulla salute, e trascurando le enormi cifre dietro il business dei body scanner, resta solo da chiedersi se noi, bombardati da film e notizie sul terrorismo, immersi in un mondo dove dominano la paura del diverso e la cultura del sospetto, e già ora potenzialmente scrutati in ogni nostro pagamento, telefonata e spostamento, abbiamo davvero bisogno dell’ennesimo pericoloso palliativo per illuderci di essere al sicuro, regalando così a quel terrorismo che si vuole sconfiggere il segno tangibile del suo successo nel modificare le abitudini di milioni di persone.

ML

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Caos Morgan: Ingenuità o furbizia???

scritto il 10 febbraio 2010 da Simone - 1 commento

Cosa ne pensate di tutto questo caos?

A far esplodere le polemiche e a mettere a rischio la partecipazione di Morgan a Sanremo, sono state le dichiarazioni del cantante nei primi giorni di febbraio al mensile Max: La droga apre i sensi a chi li ha già sviluppati, e li chiude agli altri. Io non uso la cocaina per lo sballo, a me lo sballo non interessa. Lo uso come antidepressivo. Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene.

Io la fumo in basi (modalità di assunzione nota come crack) perché non ho voglia di tirare su l’intonaco dalle narici. Me ne faccio di meno, ma almeno è pura. Ne faccio un uso quotidiano e regolare”.

Le reazioni non si sono fatte attendere compreso il rischio di vedere sfumare la sua partecipazione al Festival di Sanremo.

 Ma l’artista, dopo la bufera scatenata, smentisce categoricamente:Sono molto sconcertato ed amareggiato, anzi profondamente addolorato, per non dire disperato, per le frasi che mi sono state attribuite. L’intervista mi è stata sostanzialmente carpita, io penso esattamente il contrario: la droga fa male, la considero pericolosa e inutile, mi riferivo all’uso che ne facevo in passato come terapia verso la depressione.

Forse mi è stata tesa una trappola e ci sono caduto ingenuamente. Non ho mai nascosto certe mie debolezze in quanto persona autentica e sensibile, quindi tutti sanno di certi errori commessi in passato di cui ho anche parlato con delicatezza nelle mie canzoni e non certo nel modo strumentale e errato dell’articolo”.

 Morgan agnello sacrificale? Decisamente no.

In questo caso, se di una cosa Morgan è stato vittima è della sua strafottenza, del suo atteggiamento privo di schemi e remore che, se in alcuni casi è stato il suo marchio di fabbrica e la sua fortuna, in altri può essere la sua rovina. Nessuno mette in discussione la sua preparazione musicale e anche il suo essere lontano da ipocrisie, in un mondo che ha fatto dell’ipocrisia il suo carattere fondante. Ma pur in queste condizioni il cantautore monzese, proprio in virtù dell’intelligenza che gli è sempre stata riconosciuta, dovrebbe capire che non tutto si può dire e ci sono momenti e luoghi per ogni cosa.
Il grave in questo caso non è tanto l’aver ammesso di usare (o aver fatto uso come ha precisato poi lui) di cocaina: della sua vita Morgan è libero di fare quello che vuole. Semmai, vista la popolarità e la presa che ha sul pubblico, nell’aver propagandato la cosa come buona e giusta e di fatto consigliabile.

Certo è che nel regolamento di Sanremo non c’è scritto che chi si droghi o ne propagandi le virtù non possa partecipare alla gara (sai quanti in passato non avrebbero dovuto nemmeno mettere piede nella città ligure?). E la velocità con cui è stata presa la decisione è quanto meno sospetta: di fronte alle smentite del cantante andare a verificare esattamente come stavano le cose costava così tanto tempo? No, ma uno scandalo di questa portata fa comunque comodo a un Festival che si presenta al cospetto del pubblico con l’onere di replicare i numeri lusinghieri dell’ultima edizione targata Bonolis.

E proprio perché dalle parti di Sanremo lo scandalo è spesso di casa e sempre utile, Morgan, tanto acuto e intelligente, avrebbe fatto bene a essere un po’ più prudente.

La parola ‘caso’ poi fa ridere. Insomma l’intervista cui poi è seguita una debole smentita da parte dell’artista (“sono molto sconcertato ed amareggiato, anzi profondamente addolorato, per non dire disperato, per le frasi che mi sono state attribuite”) è stata poi naturalmente smentita (a sua volta) dal direttore della rivista Andrea Rossi: “Il giornalista autore dell’intervista, Raffaele Panizza, ha registrato circa due ore di conversazione avvenuta comodamente a casa dell’artista”. A questo punto il cerchio si è chiuso ed è scattata l’espulsione di Morgan dal Festival di Sanremo, secondo quale comma del regolamento resta ancora un mistero. Salvo poi aprirsi uno spiraglio con il dg della Rai Mauro Masi che afferma: “Potremmo ripensarci se Morgan accettasse un programma di recupero”. Morgan si chiude in un silenzio di “riflessione”.

 In queste righe è racchiuso il ‘caso Morgan’.

Marco, è il vero nome di Morgan, sembra un bambino al luna park, ma di quei bambini che le mamme strattonano spesso mentre corrono perché troppo irruenti o vivaci. ‘Il caso Morgan’ tutto sommato non esiste perché – in questa occasione – è stato veramente trasparente, come lui stesso ha ammesso. Ma si sa, la sincerità nel nostro Paese – e nella vita di tutti i giorni forse – non paga sempre. Il bambino Morgan per ora sta in un angolo, in pausa di riflessione, magari chiedendosi battendo la testa sul muro il “perché” di tanta sincerità quel pomeriggio, su quel divano di casa sua, durante quell’intervista ..

 

                                                                                                     Simone Gamba

PS: numerose citazioni sono state tratte da : “Repubblica” e “Il sole 24ore” .

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Peppino Impastato: una vita contro la mafia

scritto il 4 febbraio 2010 da Simone - 1 commento

In occasione della piantumazione di un  ulivo in ricordo delle vittime delle mafie che, venerdì 12 febbraio 2010 alle ore 16.00 (presso il comune di Villa d’Almè), vedrà la presenza di Giuseppe Impastato fratello di Peppino morto per essersi ribellato alla criminalità organizzata.

Peppino Impastato Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato.

La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l’ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, “L’Idea socialista” che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla “Marcia della protesta e della pace” organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967: il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino.

Nel 1975 organizza il Circolo “Musica e Cultura”, un’associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All’interno del Circolo trovano particolare spazio ìl “Collettivo Femminista” e il “Collettivo Antinucleare”. Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra “rivoluzionaria” , verificatasi intorno al 1977 porta Giuseppe Impastato e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un’emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull’ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio “eclatante”.
Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi.

Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto.

Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.
Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia , madre di Peppino.

Sulla vita di Peppino Impastato è stato girato un film “ I cento passi” che, nell’anno della sua uscita (2001), ha riscosso grande successo nel nostro paese .

Le citazioni sulla vita di Peppino Impastato sono tratte dal sito www.peppinoimpastato.com alla sua memoria.

Vi aspettiamo numerosi !!!!!

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27 GENNAIO – GIORNO DELLA MEMORIA

scritto il 27 gennaio 2010 da mirko - 5 commenti

Sezione DIBATTITI “VIRTUALI” – GIOVANI IDEE A CONFRONTO

Questa sezione del sito è dedicata al confronto, al dialogo libero e rispettoso su svariati temi che, per questo nuovo anno, cercheremo di proporvi in analisi settimanalmente. L’intento primario è offrire uno spunto di riflessione il più possibile oggettivo, scevro da pregiudizi e rispettoso delle idee di tutti, che possa dare il la ad un successivo “dibattito virtuale”, nel quale ognuno potrà liberamente esprimere le proprie idee a riguardo. L’obiettivo è indubbio: sensibilizzare noi giovani all’approfondimento conoscitivo di ciò che ci circonda attraverso lo sviluppo di uno spirito critico ricco, aperto e, soprattutto, corretto. Speriamo che numerosi giovani accolgano questa nuova proposta intervenendo attivamente, commentando i vari post e, perché no, inviandoci loro stessi tracce da sviluppare.

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27 GENNAIO – GIORNO DELLA MEMORIA

Oggi, 27 gennaio, è il giorno della memoria.

Cito da Wikipedia « Il Giorno della Memoria. E’ una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati ».

L’articolo 1 della legge dice: « La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

Ho riportato queste citazioni per ricordare il significato di tale ricorrenza, e non dimenticare che anche noi italiani abbiamo fatto la nostra parte (nel bene e nel male).

Infatti potremmo facilmente rifugiarci nella giustificazione che l’artefice dello sterminio era un povero pazzo di nome Hitler, addossare la colpa ai fanatici nazisti del tempo, e relegare la giornata del 27 gennaio ad una “semplice” (passatemi il termine, forse un po’ azzardato se riferito a tutti quei morti) commemorazione di milioni di morti frutto di una perversa ma isolata mente criminale.

Sicuramente, obiettivo di primaria importanza della giornata della memoria è ricordare quelle milioni di vittime ma, secondo me, non dovrebbe limitarsi a questo.

Serve, o dovrebbe servire, anche a ricordarci il come e il perché si è arrivati ad una simile soluzione.

Serve a ricordarci che l’uomo può essere artefice di gesti che razionalmente definiremmo inumani.

Hitler non ha fatto tutto da solo, ha avuto la complicità dei propri gerarchi, del proprio popolo, del popolo di nazioni vicine. A quanto pare, quello che si stava facendo (e non mi riferisco solo alla “soluzione finale”, ma anche alla discriminazione sistematica attuata negli anni precedenti, con i negozi vietati agli ebrei, con la creazione dei ghetti, con l’impedimento agli ebrei di esercitare certe professioni, ecc…), non è sembrato così inumano a chi lo stava mettendo in pratica.

E quanto successo nei lager nazisti non è accaduto solo quella volta. Magari in modalità diverse, ma con finalità e risultati identici, la storia umana è costellata di stermini, tentativi più o meno riusciti di pulizie etniche, recenti e meno recenti (quello degli armeni, ancora oggi negato dai turchi; quello dei tutsi (i watussi) nel 1994 sotto gli occhi indifferenti del mondo; i vari tentativi di pulizia etnica ad opera delle opposte fazioni nella regione balcanica, …).

La giornata della memoria dovrebbe quindi ricordare all’uomo la sua capacità di fare del male, così che essendone conscio, possa efficacemente prevenirlo (anche se i fatti di cronaca citati paiono sconfessare quest’idea)

Ma non finisce qui, per fortuna.

Come ha scritto il legislatore, la giornata della memoria è stata istituita anche per « ricordare [...] coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati ».

Se, in molti hanno assistito indifferenti o compiacenti o collaboranti al progetto di rimozione del diverso (l’ebreo, il testimone di Geova, lo zingaro e l’omosessuale), altrettanti hanno combattuto contro questa visione distorta del mondo, lasciandoci piccole o grandi storie di solidarietà, impegno umanitario, eroismo.

Come i giovani della “Rosa bianca”, sulla cui storia (in particolare quella di Sophie Scholl) è ispirato il film che sarà proiettato stasera nella Sala Consiliare del comune.

Rimane quindi la speranza, la coscienza che ragionando con la propria testa e non con la pancia (o con quello che ci mettono in pancia) possiamo impedire che si ripetano simili catastrofi.

Ricordando quanto successo in passato perché non accada più.

Concludo con una citazione, che ho trovato sempre sulla mitica wikipedia, di Primo Levi:

« Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario »

(e già che ci sono, proprio per conoscere, vi consiglio di andare a leggere del massacro in Ruanda nel 1994, che mette in luce la meschinità dei nostri stati “civili” occidentali di fronte a quella tragedia).

Mirko Perico

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