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May 2012
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Archivio della categoria ‘Dibattiti “virtuali”’

Privacy e body scanner

scritto il 21 febbraio 2010 da matteo - 4 commenti

Esiste il diritto alla riservatezza? La domanda non è retorica, anzi, c’è da chiedersi davvero che senso abbia parlare di privacy quando abbiamo satelliti che ci fotografano dall’alto, webcam in vari punti delle nostre città, quando i pagamenti sono elettronici e tracciabili, quando il nostro computer è pieno di tracking cookie, quando le nostre telefonate sono tabulate nei database degli operatori, quando il nostro portafogli è pieno di carte fedeltà che ci assicurano  grandi sconti in cambio di un piccolo assenso a utilizzare i nostri dati personali… Si è spesso più che generosi nel concedere le proprie informazioni personali a terzi… tanto in genere non costa nulla, e qualche volta se ne ricava qualche vantaggio concreto, ad esempio un risparmio sulla spesa al supermercato.

Devono esser state considerazioni di questo tipo a far sì che qualche giornalista si sia permesso di tacciare di ipocrisia chi osi anche solo immaginare potenziali problemi di privacy dietro all’installazione dei body scanner negli aeroporti. In fondo, che problema c’è a lasciarci guardare sotto i vestiti? Sì, forse è un po’ meno cool che lasciarci osservare dagli altri quando si interagisce nel proprio social network preferito, perché bhe…su facebook in effetti alcune cose non le si pubblicano, ma alla fine di là c’è in ballo la Sicurezza collettiva, no?

big-brother-2009

E però, forse, a qualcuno sorgerà il dubbio che la paventata Sicurezza non sia poi così garantita nemmeno con i body scanner…basti pensare ai sempre più frequenti casi di spacciatori di droga che la ingoiano in ovuli, a motivo dei quali non pare così assurdo ipotizzare che chi è disposto a farsi saltare su un aereo potrebbe non porsi troppi problemi a nascondere non più sotto i vestiti, ma dentro il proprio corpo, qualche esplosivo. Perché, e forse i media non lo hanno sottolineato molto, alla fine i body scanner rileveranno principalmente che cosa si nasconde tra i vestiti e la nostra pelle, o al massimo l’installazione di qualche protesi. (Si veda ad esempio qui )

Occorre valutare poi quanto l’esposizione ai raggi X ogni volta che si prende un aereo sia salutare. O meglio, come i bene informati sapranno, il nostro ministro della salute ci tiene a far sapere che da noi non si useranno scanner a raggi X : non sia mai che a qualcuno venga l’idea di associare quegli scanner alle radiografie che si fanno in ospedale, e che nasca quindi il dubbio che un’eccessiva esposizione a queste radiazioni sia dannosa. Da noi, invece, si useranno scanner a onde millimetriche. Sì, le chiamano “millimetriche”, con un nome che rimanda all’idea di corto e piccino. Forse, se qualche giornalista non si limitasse a ripubblicare le notizie di agenzia, ma osasse invece dire che una lunghezza d’onda dei millimetri corrisponde a centinaia di Giga Hertz, e che dunque le onde millimetriche sono delle vere microonde, e per giunta microonde ad alta energia, i lettori avrebbero qualche dubbio in più …Che poi ora, in assenza di studi specifici, non sembrino dannose, non appare troppo rassicurante, soprattutto se si pensa che una persona che viaggia per lavoro potrebbe essere costretta a passare frequentemente sotto un body scanner, e che comunque ci passerebbero anche bambini di ogni età.

Pur accantonando la questione etica sulla privacy e quella biologica sulla salute, e trascurando le enormi cifre dietro il business dei body scanner, resta solo da chiedersi se noi, bombardati da film e notizie sul terrorismo, immersi in un mondo dove dominano la paura del diverso e la cultura del sospetto, e già ora potenzialmente scrutati in ogni nostro pagamento, telefonata e spostamento, abbiamo davvero bisogno dell’ennesimo pericoloso palliativo per illuderci di essere al sicuro, regalando così a quel terrorismo che si vuole sconfiggere il segno tangibile del suo successo nel modificare le abitudini di milioni di persone.

ML

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Peppino Impastato: una vita contro la mafia

scritto il 4 febbraio 2010 da Simone - 1 commento

In occasione della piantumazione di un  ulivo in ricordo delle vittime delle mafie che, venerdì 12 febbraio 2010 alle ore 16.00 (presso il comune di Villa d’Almè), vedrà la presenza di Giuseppe Impastato fratello di Peppino morto per essersi ribellato alla criminalità organizzata.

Peppino Impastato Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato.

La famiglia Impastato è bene inserita negli ambienti mafiosi locali: si noti che una sorella di Luigi ha sposato il capomafia Cesare Manzella, considerato uno dei boss che individuarono nei traffici di droga il nuovo terreno di accumulazione di denaro. Frequenta il Liceo Classico di Partinico ed appartiene a quegli anni il suo avvicinamento alla politica, particolarmente al PSIUP, formazione politica nata dopo l’ingresso del PSI nei governi di centro-sinistra. Assieme ad altri giovani fonda un giornale, “L’Idea socialista” che, dopo alcuni numeri, sarà sequestrato: di particolare interesse un servizio di Peppino sulla “Marcia della protesta e della pace” organizzata da Danilo Dolci nel marzo del 1967: il rapporto con Danilo, sia pure episodico, lascia un notevole segno nella formazione politica di Peppino.

Nel 1975 organizza il Circolo “Musica e Cultura”, un’associazione che promuove attività culturali e musicali e che diventa il principale punto di riferimento por i giovani di Cinisi. All’interno del Circolo trovano particolare spazio ìl “Collettivo Femminista” e il “Collettivo Antinucleare”. Il tentativo di superare la crisi complessiva dei gruppi che si ispiravano alle idee della sinistra “rivoluzionaria” , verificatasi intorno al 1977 porta Giuseppe Impastato e il suo gruppo alla realizzazione di Radio Aut, un’emittente autofinanziata che indirizza i suoi sforzi e la sua scelta nel campo della controinformazione e soprattutto in quello della satira nei confronti della mafia e degli esponenti della politica locale. Nel 1978 partecipa con una lista che ha il simbolo di Democrazia Proletaria, alle elezioni comunali a Cinisi. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l’esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull’ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio “eclatante”.
Nel gennaio 1988 il Tribunale di Palermo invia una comunicazione giudiziaria a Badalamenti. Nel maggio del 1992 il Tribunale di Palermo decide l’archiviazione del “caso Impastato”, ribadendo la matrice mafiosa del delitto ma escludendo la possibilità di individuare i colpevoli e ipotizzando la possibile responsabilità dei mafiosi di Cinisi alleati dei “corleonesi”. Nel maggio del 1994 il Centro Impastato presenta un’istanza per la riapertura dell’inchiesta, accompagnata da una petizione popolare, chiedendo che venga interrogato sul delitto Impastato il nuovo collaboratore della giustizia Salvatore Palazzolo, affiliato alla mafia di Cinisi.

Nel marzo del 1996 la madre, il fratello e il Centro Impastato presentano un esposto in cui chiedono di indagare su episodi non chiariti, riguardanti in particolare il comportamento dei carabinieri subito dopo il delitto. Nel giugno del 1996, in seguito alle dichiarazioni di Salvatore Palazzolo, che indica in Badalamenti il mandante dell’omicidio assieme al suo vice Vito Palazzolo, l’inchiesta viene formalmente riaperta. Nel novembre del 1997 viene emesso un ordine di cattura per Badalamenti, incriminato come mandante del delitto.

Il 10 marzo 1999 si svolge l’udienza preliminare del processo contro Vito Palazzolo, mentre la posizione di Badalamenti viene stralciata. I familiari, il Centro Impastato, Rifondazione comunista, il Comune di Cinisi e l’Ordine dei giornalisti chiedono di costituirsi parte civile e la loro richiesta viene accolta. Il 23 novembre 1999 Gaetano Badalamenti rinuncia alla udienza preliminare e chiede il giudizio immediato. Nell’udienza del 26 gennaio 2000 la difesa di Vito Palazzolo chiede che si proceda con il rito abbreviato, mentre il processo contro Gaetano Badalamenti si svolgerà con il rito normale e in video-conferenza. Il 4 maggio, nel procedimento contro Palazzolo, e il 21 settembre, nel processo contro Badalamenti, vengono respinte le richieste di costituzione di parte civile del Centro Impastato, di Rifondazione comunista e dell’Ordine dei giornalisti.
Nel 1998 presso la Commissione parlamentare antimafia si è costituito un Comitato sul caso Impastato e il 6 Dicembre 2000 è stata approvata una relazione sulle responsabilità di rappresentanti delle istituzioni nel depistaggio delle indagini.
Il 5 marzo 2001 la Corte d’assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo. Badalamenti e Palazzolo sono successivamente deceduti.
Il 7 dicembre 2004 è morta Felicia , madre di Peppino.

Sulla vita di Peppino Impastato è stato girato un film “ I cento passi” che, nell’anno della sua uscita (2001), ha riscosso grande successo nel nostro paese .

Le citazioni sulla vita di Peppino Impastato sono tratte dal sito www.peppinoimpastato.com alla sua memoria.

Vi aspettiamo numerosi !!!!!

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27 GENNAIO – GIORNO DELLA MEMORIA

scritto il 27 gennaio 2010 da mirko - 5 commenti

Sezione DIBATTITI “VIRTUALI” – GIOVANI IDEE A CONFRONTO

Questa sezione del sito è dedicata al confronto, al dialogo libero e rispettoso su svariati temi che, per questo nuovo anno, cercheremo di proporvi in analisi settimanalmente. L’intento primario è offrire uno spunto di riflessione il più possibile oggettivo, scevro da pregiudizi e rispettoso delle idee di tutti, che possa dare il la ad un successivo “dibattito virtuale”, nel quale ognuno potrà liberamente esprimere le proprie idee a riguardo. L’obiettivo è indubbio: sensibilizzare noi giovani all’approfondimento conoscitivo di ciò che ci circonda attraverso lo sviluppo di uno spirito critico ricco, aperto e, soprattutto, corretto. Speriamo che numerosi giovani accolgano questa nuova proposta intervenendo attivamente, commentando i vari post e, perché no, inviandoci loro stessi tracce da sviluppare.

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27 GENNAIO – GIORNO DELLA MEMORIA

Oggi, 27 gennaio, è il giorno della memoria.

Cito da Wikipedia « Il Giorno della Memoria. E’ una ricorrenza istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo (nazismo) e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati ».

L’articolo 1 della legge dice: « La Repubblica Italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

Ho riportato queste citazioni per ricordare il significato di tale ricorrenza, e non dimenticare che anche noi italiani abbiamo fatto la nostra parte (nel bene e nel male).

Infatti potremmo facilmente rifugiarci nella giustificazione che l’artefice dello sterminio era un povero pazzo di nome Hitler, addossare la colpa ai fanatici nazisti del tempo, e relegare la giornata del 27 gennaio ad una “semplice” (passatemi il termine, forse un po’ azzardato se riferito a tutti quei morti) commemorazione di milioni di morti frutto di una perversa ma isolata mente criminale.

Sicuramente, obiettivo di primaria importanza della giornata della memoria è ricordare quelle milioni di vittime ma, secondo me, non dovrebbe limitarsi a questo.

Serve, o dovrebbe servire, anche a ricordarci il come e il perché si è arrivati ad una simile soluzione.

Serve a ricordarci che l’uomo può essere artefice di gesti che razionalmente definiremmo inumani.

Hitler non ha fatto tutto da solo, ha avuto la complicità dei propri gerarchi, del proprio popolo, del popolo di nazioni vicine. A quanto pare, quello che si stava facendo (e non mi riferisco solo alla “soluzione finale”, ma anche alla discriminazione sistematica attuata negli anni precedenti, con i negozi vietati agli ebrei, con la creazione dei ghetti, con l’impedimento agli ebrei di esercitare certe professioni, ecc…), non è sembrato così inumano a chi lo stava mettendo in pratica.

E quanto successo nei lager nazisti non è accaduto solo quella volta. Magari in modalità diverse, ma con finalità e risultati identici, la storia umana è costellata di stermini, tentativi più o meno riusciti di pulizie etniche, recenti e meno recenti (quello degli armeni, ancora oggi negato dai turchi; quello dei tutsi (i watussi) nel 1994 sotto gli occhi indifferenti del mondo; i vari tentativi di pulizia etnica ad opera delle opposte fazioni nella regione balcanica, …).

La giornata della memoria dovrebbe quindi ricordare all’uomo la sua capacità di fare del male, così che essendone conscio, possa efficacemente prevenirlo (anche se i fatti di cronaca citati paiono sconfessare quest’idea)

Ma non finisce qui, per fortuna.

Come ha scritto il legislatore, la giornata della memoria è stata istituita anche per « ricordare [...] coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati ».

Se, in molti hanno assistito indifferenti o compiacenti o collaboranti al progetto di rimozione del diverso (l’ebreo, il testimone di Geova, lo zingaro e l’omosessuale), altrettanti hanno combattuto contro questa visione distorta del mondo, lasciandoci piccole o grandi storie di solidarietà, impegno umanitario, eroismo.

Come i giovani della “Rosa bianca”, sulla cui storia (in particolare quella di Sophie Scholl) è ispirato il film che sarà proiettato stasera nella Sala Consiliare del comune.

Rimane quindi la speranza, la coscienza che ragionando con la propria testa e non con la pancia (o con quello che ci mettono in pancia) possiamo impedire che si ripetano simili catastrofi.

Ricordando quanto successo in passato perché non accada più.

Concludo con una citazione, che ho trovato sempre sulla mitica wikipedia, di Primo Levi:

« Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario »

(e già che ci sono, proprio per conoscere, vi consiglio di andare a leggere del massacro in Ruanda nel 1994, che mette in luce la meschinità dei nostri stati “civili” occidentali di fronte a quella tragedia).

Mirko Perico

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Dibattito n°1: FEDE E LAICITA’

scritto il 15 gennaio 2010 da Rava - 5 commenti

Cominciamo con un argomento tosto!

Ispirandomi alle numerose vicende d’attualità, che hanno portato alla ribalta il non semplice rapporto fede/laicità, vi propongo spunti di riflessioni che ho raccolto sul tema. O meglio, focalizzandomi prevalentemente sul dibattito, tutt’ora aperto, della legittimità o meno dei crocifissi nelle scuole, porto alla vostra attenzione diversi pensieri, che sono non direttamente inerenti alla questione, ma che vi sono connessi in senso più ampio.

Nessuno mi può costringere ad essere felice a suo modo (come cioè egli si immagina il benessere degli altri uomini), ma ognuno può ricercare la sua felicità per la via che a lui sembra buona, purché non rechi pregiudizio alla libertà degli altri di tendere allo stesso scopo, in guisa che la sua libertà possa coesistere con la libertà di ogni altro secondo una possibile legge universale (cioè non leda questo diritto degli altri). (Immanuel Kant¹)

Nelle circostanze attuali, richiamando il valore che hanno per la vita, non solo privata ma anche pubblica, alcuni fondamentali principi etici, radicati nella grande eredità cristiana dell’Europa e in particolare dell’Italia, [la Chiesa] non commette alcuna violazione della laicità dello Stato, ma contribuisce piuttosto a garantire e promuovere la dignità della persona e il bene comune della società”. La Chiesa è ben consapevole che alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra “ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio”, cioè tra lo Stato e la Chiesa, ossia l’autonomia delle realtà temporali. A sua volta, [però] una sana laicità dello Stato comporta senza dubbio che le realtà temporali si reggano secondo norme loro proprie, alle quali appartengono però anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell’essenza stessa dell’uomo e pertanto rinviano in ultima analisi al Creatore”. (Benedetto XVI²)

Laicità, di per sé, è un senso etico, credo. È una regola non scritta che ti tiene insieme, è un codice, che viene prima del genuflettersi verso l’Oriente o del farsi il segno della croce. Se tu avessi quello, non importa se ti genufletti verso Oriente o ti fai il segno della croce; ma se tu hai solo il segno della croce o solo il genufletterti, lì è un problema. La laicità non è soltanto sapere che risposte dare ai casi di coscienza; è identità, è qualcosa che si è sedimentato nel tempo, e se ne parliamo è perché non riusciamo a definirla, a trovarla. L’angelo, il diavolo ti tirano come vuoi: chi è che non crede più agli angeli custodi? Tutti. È comodo credere agli angeli custodi: sono epifenomeni della religione non molto diversi dalle veline, gli angeli custodi. È tutto pret-à-porter. (Marco Paolini³)

intro_attualità_laicità

Evidentemente queste poche parole non esauriscono la vastità di questo annoso dibattito; nonostante ciò ritengo possano essere un buon punto di partenza per il nostro confronto.

Quale deve essere il rapporto fra laicità e libertà religiosa? Quanto il radicamento della fede cristiana nel nostro paese può influire sulla questione? E’ lecito disconoscere la nostra identità antropologica e religiosa a pro di un cavouriano “libero stato”? Dove sta la sottile linea rossa che interpassa fra religione cattolica, religioni minoritarie e ateismo? Quale può essere il compromesso?

Cosa cerchiamo oggi veramente?

Difesa sincera del nostro credo? Ecumenismo? Salvaguardia del “non credere” o del “credere diversamente”? Tutela della nostra identità patriottica? Multiculturalità?

A voi la parola.

Per calare il problema  nella realtà vi invito a leggere questo articolo: http://test.bergamonews.it/politica/articolo.php?id=20954

Stefano Ravasio

_____________________________________________

Aggiornamento: accolgo il suggerimento di Matteo riguardo la doverosa contestualizzazione delle citazioni di cui sopra.

1. Immanuel Kant – Sopra il detto comune: “questo può essere giusto in teoria, ma non vale per la pratica” (1793): “La libertà dell’individuo in quanto uomo. Io esprimo il suo principio per la costituzione di un corpo comune nella formula seguente: ”Nessuno mi può costringere ad essere felice….”
2. Benedetto XVI – Discorso in occasione dell’assemblea generale della Cei del maggio 2006: “La sollecitudine che vi anima nei riguardi del bene dell’Italia…”
3. Marco Paolini (attore e regista italiano) – Monologo “Viviamo di schegge” (http://www.youtube.com/watch?v=nfFSSpceOyY)


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I nostri “dibattiti virtuali”

scritto il 15 gennaio 2010 da Rava - aggiungi un commento

Sezione  DIBATTITI  ”VIRTUALI”

GIOVANI IDEE A CONFRONTO

Questa sezione del sito è dedicata al confronto, al dialogo libero e rispettoso su svariati temi che, per questo nuovo anno, cercheremo di proporvi in analisi settimanalmente.

L’intento primario è offrire uno spunto di riflessione il più possibile oggettivo, scevro da pregiudizi e rispettoso delle idee di tutti, che possa dare il la ad un successivo “dibattito virtuale”, nel quale ognuno potrà liberamente esprimere le proprie idee a riguardo.

L’obiettivo è indubbio: sensibilizzare noi giovani all’approfondimento conoscitivo di ciò che ci circonda attraverso lo sviluppo di uno spirito critico ricco, aperto e, soprattutto, corretto.

Speriamo che numerosi giovani accolgano questa nuova proposta intervenendo attivamente, commentando i vari post e, perché no, inviandoci loro stessi tracce da sviluppare.

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