Privacy e body scanner
Esiste il diritto alla riservatezza? La domanda non è retorica, anzi, c’è da chiedersi davvero che senso abbia parlare di privacy quando abbiamo satelliti che ci fotografano dall’alto, webcam in vari punti delle nostre città, quando i pagamenti sono elettronici e tracciabili, quando il nostro computer è pieno di tracking cookie, quando le nostre telefonate sono tabulate nei database degli operatori, quando il nostro portafogli è pieno di carte fedeltà che ci assicurano grandi sconti in cambio di un piccolo assenso a utilizzare i nostri dati personali… Si è spesso più che generosi nel concedere le proprie informazioni personali a terzi… tanto in genere non costa nulla, e qualche volta se ne ricava qualche vantaggio concreto, ad esempio un risparmio sulla spesa al supermercato.
Devono esser state considerazioni di questo tipo a far sì che qualche giornalista si sia permesso di tacciare di ipocrisia chi osi anche solo immaginare potenziali problemi di privacy dietro all’installazione dei body scanner negli aeroporti. In fondo, che problema c’è a lasciarci guardare sotto i vestiti? Sì, forse è un po’ meno cool che lasciarci osservare dagli altri quando si interagisce nel proprio social network preferito, perché bhe…su facebook in effetti alcune cose non le si pubblicano, ma alla fine di là c’è in ballo la Sicurezza collettiva, no?

E però, forse, a qualcuno sorgerà il dubbio che la paventata Sicurezza non sia poi così garantita nemmeno con i body scanner…basti pensare ai sempre più frequenti casi di spacciatori di droga che la ingoiano in ovuli, a motivo dei quali non pare così assurdo ipotizzare che chi è disposto a farsi saltare su un aereo potrebbe non porsi troppi problemi a nascondere non più sotto i vestiti, ma dentro il proprio corpo, qualche esplosivo. Perché, e forse i media non lo hanno sottolineato molto, alla fine i body scanner rileveranno principalmente che cosa si nasconde tra i vestiti e la nostra pelle, o al massimo l’installazione di qualche protesi. (Si veda ad esempio qui )
Occorre valutare poi quanto l’esposizione ai raggi X ogni volta che si prende un aereo sia salutare. O meglio, come i bene informati sapranno, il nostro ministro della salute ci tiene a far sapere che da noi non si useranno scanner a raggi X : non sia mai che a qualcuno venga l’idea di associare quegli scanner alle radiografie che si fanno in ospedale, e che nasca quindi il dubbio che un’eccessiva esposizione a queste radiazioni sia dannosa. Da noi, invece, si useranno scanner a onde millimetriche. Sì, le chiamano “millimetriche”, con un nome che rimanda all’idea di corto e piccino. Forse, se qualche giornalista non si limitasse a ripubblicare le notizie di agenzia, ma osasse invece dire che una lunghezza d’onda dei millimetri corrisponde a centinaia di Giga Hertz, e che dunque le onde millimetriche sono delle vere microonde, e per giunta microonde ad alta energia, i lettori avrebbero qualche dubbio in più …Che poi ora, in assenza di studi specifici, non sembrino dannose, non appare troppo rassicurante, soprattutto se si pensa che una persona che viaggia per lavoro potrebbe essere costretta a passare frequentemente sotto un body scanner, e che comunque ci passerebbero anche bambini di ogni età.
Pur accantonando la questione etica sulla privacy e quella biologica sulla salute, e trascurando le enormi cifre dietro il business dei body scanner, resta solo da chiedersi se noi, bombardati da film e notizie sul terrorismo, immersi in un mondo dove dominano la paura del diverso e la cultura del sospetto, e già ora potenzialmente scrutati in ogni nostro pagamento, telefonata e spostamento, abbiamo davvero bisogno dell’ennesimo pericoloso palliativo per illuderci di essere al sicuro, regalando così a quel terrorismo che si vuole sconfiggere il segno tangibile del suo successo nel modificare le abitudini di milioni di persone.
ML







