Strage di Ustica: alla ricerca della verità
Esattamente 30 anni dopo, ritorna sulle pagine dei quotidiani quella che è passata alla storia come la “strage di Ustica”.
Venerdì 27 giugno 1980. Ustica, isola palermitana. L’aereo di linea I-TIGI Douglas DC-9 della compagnia ITAVIA alle 21.04 scompare dai radar. La mattina successiva corpi senza vita galleggiano nel mar Tirreno. 81 persone perdono la vita nel disastro aereo.

Fin qui parrebbe un normale notizia di cronaca nera. Ma non è così. Quale le cause dell’accaduto? A tutt’oggi non v’è ancora chiarezza.
Nel tempo c’è chi ha pensato ad una bomba, chi ha un cedimento strutturale, chi ad una collisione fra velivoli. Ma prove certe pare non ce ne siano. Quello che fa della strage un mistero, sono presunti insabbiamenti alle prove: tracciati dei radar scomparsi, pagine di registri e carte strappate, registrazioni manomesse, testimoni deceduti misteriosamente. E ciò per depistare la giustizia da quella che da alcuni è ritenuta la vera motivazione dell’accaduto: un abbattimento. Un missile, proveniente da un aereo militare, avrebbe fatto esplodere la carlinga dell’ I-TIGI.
Una recente dichiarazione dell’allora presidente del consiglio Cossiga riporta alla luce questa teoria, arricchendola di particolari sconcertanti:
“Furono i nostri servizi segreti che informarono Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non a impatto, ma a risonanza. Se fosse stato a impatto non ci sarebbe nulla dell’ aereo. I francesi sapevano che sarebbe passato l’ aereo di Gheddafi, che si salvò perché il Sismi lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro».”
Il giorno dopo il disastro al Corriere della sera arriva una chiamata dei NAR (Nuclei armati rivoluzionari), un gruppo neofascita, che rivendica la paternità dell’accaduto: una bomba nella toilette. Quegli stessi NAR che saranno accusati della strage di Bologna. Nel 1988, con una telefonata anonima alla trasmissione Telefono giallo di Corrado Augias, qualcuno dichiarò di essere stato in servizio come aviere quel giorno nella vicina stazione radar di Marsala e di aver ricevuto l’ordine di tacere su quanto successo. Troppe incongruenze e silenzi.
Insomma un intrigo politico-militare, troppo difficile da chiarire in così poche parole. Trent’anni alla ricerca di una spiegazione definitiva che ancora non è stata data. In Inghilterra gli archivi si aprono e danno una risposta alla “domenica di sangue”; chissà se anche per questo caso qualche pagina segreta farà luce sull’accaduto; anche solo per sollevare di quel poco il cuore di chi in questo incidente ha perso gli affetti più cari. Dare un perchè a chi ha visto scomparire da un momento all’altro i propri familiari per colpa di un tragico destino, che ha ingiustamente incrociato le strade degli intrighi di potere.

Qualcuno sostiene che siamo abili maestri nella cancellazione della memoria collettiva. Chiediamoci: quanti sono a conoscenza di questa strage?








